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La bottiglia e il messaggio ritrovati da Tonya Illman (foto Twitter)
3' di lettura

La famiglia Illman di Perth, a ovest del Paese, ha scoperto una nota datata 1886 all'interno di un involucro di vetro. Il messaggio è parte di un esperimento tedesco condotto in mare aperto

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il messaggio in bottiglia più vecchio mai ritrovato, risalente a 132 anni fa. A fare la sorprendente scoperta sono stati gli Illman, una famiglia di Perth, nella costa occidentale del Paese.

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, raccontata da diversi giornali internazionali , è avvenuta in modo completamente casuale durante una normale camminata sulla spiaggia di Wedge Island a nord di Perth. È stato qui che lo scorso 21 gennaio Kym Illman e la moglie Tonya hanno trovato fra le dune di sabbia una bottiglia contenente un foglio di carta arrotolato su cui era scritta una nota in tedesco, datata 12 giugno 1886. Gli esperti hanno poi confermato che si tratta di parte di un esperimento condotto da scienziati tedeschi dalla nave Paula dell'Osservatorio Navale della Germania. Un ritrovamento raro che ha fatto segnare un nuovo record nel Guinness dei primati, secondo il quale il precedente messaggio più vecchio mai ritrovato risalirebbe a 108 anni fa.

A svelare l'incredibile storia sono stati gli stessi Illman che hanno raccontato le varie fasi del ritrovamento della bottiglia. Tutto è cominciato lo scorso 21 gennaio quando la famiglia stava facendo una passeggiata sulla spiagga di Wedge Island. Dopo essersi imbattuta in alcuni rifiuti abbandonati sulla spiaggia, Tonya ha deciso di raccoglierne un po' per fare pulizia. È stato a questo punto che notando la particolare bottiglia la donna ha deciso di prenderla per portarla a casa e esporla nella sua libreria. È stata la fidanzata del figlio di Tonya ad addocchiare un cilindro di carta simile a una sigaretta posto all'interno della bottiglia. Dato che il foglio era umido e sommerso dalla sabbia, gli Illman hanno deciso di portarlo a casa e cercare di aprirlo con tutte le precauzioni. Dopo averlo asciugato nel forno per cinque minuti e averlo srotolato, la famiglia si è accorta di una iscrizione a mano con la data del 12 giugno 1886 e il nome di una nave: Paula.

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I sostantivi danno un nome alle persone, agli animali, alle cose, alle qualità e agli eventi.

Li distinguiamo in:

Declinazione dei sostantivi

In slovacco i sostantivi si declinano secondo vari modelli. Ogni genere grammaticale (maschile, femminile e neutro) ha le proprie declinazioni. In slovacco dobbiamo conoscere sia il genere del sostantivo sia la declinazione cui appartiene. Questo ci permette di utilizzarlo in modo corretto.

Per esempio il sostantivo mama (mamma) segue la declinazione di žena (donna).

Anche: babka, vnučka, dcéra, rodina, priateľka...

Il sostantivo chlapec (bambino, ragazzino) si declina come chlap (uomo).

Anche: vnuk, dedko, otec, syn, priateľ, študent, muž...

Esempio:

I sostantivi di genere maschile che indicano animali al singolare si declinano come chlap, al plurale come dub (se il sostantivo termina in consonante dura o bivalente) oppure come stroj (se il sostantivo termina in consonante molle).

Declinazione chlap

Secondo la declinazione di chlap decliniamo:

Nota: Il nominativo plurale può terminare anche con le desinenze -ovia ( synovia, otcovia, dedovia... ) e -ia ( učitelia, bratia... ).

Declinazione hrdina

Secondo la declinazione di hrdina decliniamo:

Nota: Le parole che terminano in -ista prendono al nominativo plurale la desinenza -i ( huslisti, hokejisti... ).

Declinazione dub

Secondo la declinazione di dub decliniamo:

Declinazione stroj

Secondo la declinazione di stroj si declinano:

Declinazione kuli

Secondo la declinazione di kuli si declinano:

Declinazione žena

Secondo la declinazione di žena si declinano:

Nota: Quando al genitivo plurale non aggiungiamo nessuna desinenza, il tema della parola subisce un allungamento.

Declinazione ulica

Secondo la declinazione di ulica decliniamo:

Nota: Quando al genitivo plurale non aggiungiamo nessuna consonante, il tema della parola subisce un allungamento.

Declinazione dlaň

Si declinano come dlaň :

Declinazione kosť

Si declinano come kosť :

Declinazione gazdiná

Si declinano come gazdiná :

Declinazione idea

Talvolta si distingue la declinazione a sé stante di idea , secondo la quale si declinano:

Le parole mať (madre) e pani (signora) seguono una declinazione a parte.

5 Nel corso del tempo i significati attribuiti al termine «causalità», come noto, sono stati molteplici e differenti tra loro, anzi «a seconda delle circostanze storiche il concetto è stato a volte enfatizzato, a volte minimizzato o addirittura respinto; è sempre però sopravvissuto nella pratica della ricerca pur con accezioni diverse» (Bruschi 1993, 61) nonostante ne fosse stata pronosticata la scomparsa (Russell 1913/1964). Del resto, la sua ineliminabilità dal linguaggio scientifico così come da quello comune è evidente se non altro per il fatto (seguendo Aristotele) che l’uomo non ritiene di conoscere una cosa fino a che non ne ha afferrato il perché e conoscere il perché significa appunto conoscere la causa.

6 Storicamente le diverse interpretazioni possono essere ricondotte fondamentalmente a due, sebbene siano (ovviamente) riscontrabili al loro interno ulteriori, a volte sottili, distinzioni. Nella forma più estrema, una assume il rapporto come una connessione in cui la causa è a tutti gli effetti il presupposto del determinarsi del suo effetto, la ragione determinante (Leibniz, 1710); il rapporto causale è quindi un rapporto logico-deduttivo, dove l’effetto segue inevitabilmente, è appunto deducibile dalla causa. Secondo l’altra interpretazione, la connessione non è altro che un rapporto empirico di successione costante ed uniforme, per cui a partire dalla causa l’effetto può essere unicamente previsto (talvolta si parla di «prevedibilità certa», ad esempio con Comte, 1830) ma non dedotto.

7 Riferendosi innanzitutto alla prima interpretazione, generalmente qualificata razionalista (o talvolta logico-formale), la nozione di causa come ragione del suo effetto deriva fondamentalmente dal concepire un ordine (necessario) nel mondo, dove ogni elemento ha una sua precisa collocazione ed è concatenato (causalmente) con gli altri. E la causa è proprio il primo anello di tale catena causale; un concetto espresso nei termini di «causa prima» nella filosofia medievale 1 e di «cosa che è all’origine delle altre» nella filosofia moderna 2 . In quanto origine, la causa è (considerata anche) un qualcosa che genera, un qualcos’altro, una forza produttiva secondo gli Stoici che la definivano infatti «ciò per il cui agire nasce un effetto». Una concezione 3 che induce così a identificare il concetto di «causa» con quello di «azione» Espadrillas ESPADRILLES Ross 2047123312 escarpe grigio Pelle 9ysBJGvzm
.

8 La causa come origine, elemento generatore, precede dunque secondo un ordine necessario l’effetto; pertanto una sua identificazione consente (a priori) la determinazione di ciò che esiste, ovvero la derivazione immediata dell’effetto stesso. In quest’ottica il significato essenziale attribuito alla causalità è quello di deducibilità necessaria ed il rapporto causale è esclusivamente un rapporto formale: dalla causa si deve dedurre l’effetto. Una visione questa che trova una qualche continuità nel determinismo. Secondo Laplace, «lo stato presente dell’universo [non è altro che] l’effetto del suo stato anteriore e la causa di quello che seguirà. [Quindi per] un’intelligenza che, per un istante dato, conoscesse tutte le forze da cui la natura è animata e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono … niente sarebbe incerto e l’avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi» (1812). Affermazioni forti che, oltre a esplicitare chiaramente la concezione determinista di Laplace, costituirono non a caso l’ideale della fisica classica (Amsterdamski 1978), «rimasero l’insegna della scienza dell’Ottocento e bene esprimono la stretta connessione che l’interpretazione razionalista della causalità ha stabilito da Cartesio in poi» (Abbagnano 1971, 120).

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È ora di ripassare un po’ la grammatica italiana. Oggi parliamo dell’apostrofo; in particolare dell’uso dello stesso abbinato agli articoli indeterminativi:

un altro > sì un’altra > sì un’altro > NO

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:

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Come indicato sopra, esistono alcune forme, principalmente imperativi — oltre a po’ che è l’apocope di poco — dove l’apostrofo è utilizzato per indicare un troncamento. Nella lingua italiana è però possibile usare l’apostrofo per indicare l’elisione di una vocale alla fine di una parola, quando la parola successiva inizia per vocale. Però non sempre si ha un’elisione. Ad esempio, nell’italiano corrente si scrive più spesso “le opere di Omero” che “le opere d’Omero”. Ci sono infine casi in cui la stessa parola, invece che essere elisa e avere quindi l’apostrofo, viene semplicemente troncata: “un’elisione” ma “un errore”. La regola pratica per sapere se si ha elisione o troncamento è semplice: si provi a usare la stessa parola seguita da un’altra parola dello stesso genere che inizi per consonante e non per vocale. Se ciò è possibile, allora si ha troncamento; altrimenti elisione. Alcuni esempi pratici: L’articolo indeterminativo. Si dice “un bambino”, quindi la forma maschile sarà tronca (“un adolescente timido”); ma non si può dire “un bambina”, quindi la forma femminile verrà elisa (“un’adolescente timida”). Gli aggettivi tale, quale, buono (solo al maschile). Si può dire “un tal giorno!”, si ha quindi un’apocope, e si deve scrivere “tal altro” senza apostrofo, come del resto afferma anche l’Accademia della Crusca. Gli avverbi come, dove, quando, quanto. In questo caso non si può dire quant grande e simili, quindi essi vorranno l’apostrofo: “com’è, dov’è, quand’anche”.

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